Jun 28, 2011

Benedizioni fallimentari


Recentemente, una coppia dichiaratamente gay è stata “benedetta” in una chiesa protestante storica. L’evento, come prevedibile, è subito stato catapultato nella top list delle notizie. Il fenomeno non è isolato, tant’è che in molteplici contesti (politici ed ecclesiastici) i movimenti in questa direzione continuano a segnare il passo.
Nel caso italiano, in particolare, quello che mi ha disturbato è la produzione di un’immagina distorta e non rispettosa della fede evangelica.
Nell’evangelismo conservatore – e si tratta di posizioni che condivido profondamente - L’AEI si è già espressa diverse volte sulla questione, ribadendo la propria distanza da pratiche liturgiche e argomentazioni teologiche che cercano di sostenere – legittimandola - la presunta normalità biblica dell’esperienza gay.
Questa volta, però, ci sono almeno due aspetti che hanno un elevato grado di criticità.

Il primo – e più visibile - è l’emergere di un chiaro fallimento etico.
Se i fondamenti dell'etica cristiana devono essere fondamenti evangelici, l'etica cristiana deve sorgere dal vangelo biblico di Gesù Cristo. Altrimenti non è etica cristiana. E’ qualcos’altro: moralismo o antimoralismo; e questa polarizzazione segna di fatto il dibattito contemporaneo. Se da un lato la conservazione delle convinzioni morali a prescindere dalla trasformazione che opera Cristo rischia di diventare mero esercizio di potere della maggioranza vs le minoranze, dall’altro l’antimoralismo articola la propria fede in un modo che esprime disprezzo, o scarsa attenzione, per le tutte le questioni morali. In ultima analisi si tratta – in ambedue i casi - di polarizzazioni pericolose.
La convinzione di tutti gli evangelici che onorano la Bibbia, quale Parola di Dio, è invece che nella prospettiva dell’etica cristiana ci sono alcuni giudizi morali che appartengono al Vangelo stesso. In altre parole non è possibile per una chiesa cristiana modificare la sua postura in questi ambiti, senza compromettere la stessa buona novella che vorrebbe annunciare.

Il secondo è un fallimento ermeneutico.
Per anni la retorica della fede come mera emancipazione ha fatto da contorno e da preludio alle richieste dei movimento gay. Certo, nessuno disconosce il contributo importante di molte comunità e movimenti cristiani nella lotta per i diritti civili, nelle battaglie per l’abolizione della schiavitù, nell’impegno e nella testimonianza nei confronti della povertà e dell’ingiustizia economica in molte parti del mondo. Si tratta di traiettorie che appartengono all’intero cristianesimo, ma non possono autorizzare salti nel buio, o tentativi di assorbimento completo delle istanze di un certo movimento culturale.
Se fino a poco tempo fa il confine nei confronti dell’espansione culturale del movimento gay era determinato da una sensibilità estetica e da una certa resistenza emotiva, adesso non è più cosi. Tant’è che l’esperienza gay non è più soggetta ad analisi critica, ne tanto meno a scrutinio teologico. Ma quale autentico accompagnamento pastorale può evitare di porre domande? Non è forse vero che una forma di censura avvolge queste esperienze? Come può una chiesa cristiana ed evangelica lasciarsi catturare dalla frammentazione morale del mondo moderno senza offrire la via di salvezza?
Mi chiedo se il vero bisogno che donne e uomini gay presentano alle chiese sia in realtà qualcos’altro, non del tutto classificabile come richiesta di emancipazione. Certo nella forma sembra questo, ma la vera sfida è ermeneutica. La partita è molto più grande. E il grande problema, la magna quaestio, sta proprio qui: qual è la natura dell’esperienza gay, quali le sue fonti, il suo carattere, alla luce della Bibbia?
Le distorsioni creano illusioni, percezioni distorte e pericolose. Questo pare essere quello che accade quando non evitiamo di considerare cristiane quelle risposte costruite su sensibilità contemporanee e sentimenti modellati dal solo contesto sociale.
Attenzione ai fallimenti.

2 commenti:

Anonymous said...

Quando ognuno interpreta la Scrittura a proprio piacimento, queste sono le conseguenze. Questo è il protestantesimo, senza struttura..

Vinicius said...

"Anonymous" mi dispiace ma le tue parole sono "vuote"... perché una volta che dici essere "senza struttura" dovresti almeno provare a confutare le tue affermazioni.

Dio sia sempre lodato!

"Non sapete che gl'ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non v'illudete; né fornicatori, né idolatri, né adulteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriachi, né oltraggiatori, né rapinatori erediteranno il regno di Dio. E tali eravate alcuni di voi; ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e mediante lo Spirito del nostro Dio." 1 Corinzi 6