Nov 8, 2010

Losanna III



A Cape Town 2010 – Losanna III - più di 4000 leader cristiani provenienti da ogni angolo della terra si sono incontrati per discutere sulle opportunità e sulle sfide che stanno di fronte alla chiesa globale (e universale) nelle sue dinamiche missionarie, in vista dell’evangelizzazione del mondo. Si tratta di un congresso organizzato con la collaborazione all’Alleanza Evangelica Mondiale (WEA) che ha fornito un contributo centrale al disegno e all’attuazione del congresso stesso.
I promotori (da Doug Birsdall, che non è da solo, ma ha alle spalle l’eredità di J.Stott e di B. Graham) hanno così voluto far convergere pastori, teologi e intellettuali, missionari e agenzie para-ecclesiali, istituzioni e movimenti evangelici a Cape Town, nella speranza che dalle conversazioni e dalle molteplici interazioni rese possibili da un’eccellente organizzazione, ognuno sviluppasse una consapevolezza dei problemi e delle opportunità presenti in ogni parte del mondo. L’obiettivo è quindi quello di sviluppare una piattaforma condivisa sulla quale pensare e agire una strategia missionaria per il XXI secolo.
Nulla, però, si improvvisa. Si parte, infatti, da Losanna I (1974), passando da Losanna II (Manila, 1989). Il patto di Losanna (1974) rimane ancora uno tra i documenti più importanti e influenti dell’evangelicalismo. Una specie di “punto di raccolta”, un epicentro teologico, etico e missionario da cui continuare a trarre guida e beneficio.
Losanna III è tutto sommato il tentativo di rinnovare questa visione.
L’evangelizzazione autentica costringe “tutta la chiesa” a portare “tutto il vangelo, a tutto il mondo”. E “tutto il vangelo” significa, nelle parole di Chris Wright (coordinatore del Lausanne Theology Working Group), “portare il messaggio di condanna del peccato e della redenzione e di Dio” e - allo stesso tempo -operare con passione contro “la tirannia politica, lo sfruttamento economico, la corruzione, la sofferenza dei poveri e degli oppressi, la brutalità e ogni forma di violenza”.
Nessuno di noi è sufficiente ad un obiettivo del genere. Per questo motivo Dio si è creato un popolo, con una molteplicità di doni e di vocazioni. Solo in questo modo è, di fatto, possibile impegnarsi affinché tutta la chiesa testimoni tutto il vangelo a tutto il mondo.
A Cape Town, il numero dei partecipanti è proporzionale alla popolazione, anche se un certo numero di delegati è stato aggiunto per il profilo teologico e missionario di alcuni. Ad esempio, la delegazione USA ha circa 500 delegati, Canada 60, 230 i cinesi invitati (ma assenti perché non autorizzati dal loro governo). La Spagna è presente con 25 persone, l’Etiopia con 60, l’Algeria con 7, la Corea con 120. L’Italia con 10.
Una nota di contrasto. A Edimburgo nel 1910 erano presenti 1200 delegati: 500 nord americani, 500 britannici, 4 asiatici, 0 africani. Il mondo è cambiato, davvero.
In ogni caso tutti noi abbiamo percepito la presenza di una specie di scatola nera del “chi-come-e-perché” della selezione e degli inviti. Molte sono le criticità in quest’ambito anche se – pur non essendo una mappa fedele, riprodotta in scala, dell’evangelicalismo mondiale – Cape Town 2010 emerge come uno degli eventi più globalmente significativi nella storia del popolo di Dio.
Qualche coordinata può risultare utile alla comprensione di quest’evento.
La prima riguarda la metodologia di lavoro proposta. Losanna III ha provato a ridurre e riposizionare l’esposizione dei grandi nomi dell’evangelicalismo e della leadership delle megacomunità nordamericane, fatta l’eccezione di J. Piper e T. Keller che hanno avuto spazio nelle plenarie. Che l’epoca del divismo evangelico stia volgendo al termine? Una delle eredità più forti di Cape Town 2010 rimarrà probabilmente l’appello alla partecipazione e alla condivisione piuttosto che l’ambizione e l’influenza del palco. Tant’è che a Cape Town gli apprendimenti e le elaborazioni più rappresentative avvengono nei tavoli di lavoro, nelle interazioni informali, nei corridoi piuttosto che nel salone centrale, davanti a un (appena discreto) caffè piuttosto che nelle aule. È la rivoluzione del network, il potere delle connessioni intense e dirette, la teologia delle relazioni come sinapsi, il project-building dell’intesa immediata e dello scambio tra pari. Le dinamiche centraliste e reverenziali, l’attenzione ai vertici e la preoccupazione gerarchica rimangono elementi che si diradono senza molti rimpianti. Insomma, benvenuti a Evangelical 2.0.
La seconda è la sintesi che Losanna III ha offerto: il The Cape Town Commitment (presto in traduzione italiana). Si tratta di una dichiarazione evangelica, lungimirante e senza dubbio frutto di un faticoso lavoro di mediazione, divisa in due parti (la seconda “a call of action” seguirà a breve) che prova a consolidare – secondo l’eredità di Losanna I e II – i risultati raggiunti. Lo scopo è molteplice e ambizioso: il Commitment vuole: a) riaffermare, nel XXI secolo, l’unicità di Cristo e la verità del vangelo biblico; b) incoraggiare la missione globale, in ogni parte del mondo (nella sua accezione socio-culturale oltre che geografica); c) sostenere la collaborazione e la partnership invece che la competizione e il sospetto nel servizio cristiano; d) favorire una creatività cristocentrica nel campo della missione, a 360°

Losanna III consolida lo shift da una prospettiva cristomonista della missione a un approccio consapevolmente trinitario e biblico. La Missio Dei che emerge pone, infatti, l’enfasi necessaria sulla priorità di Dio quale soggetto mandante e missionario per eccellenza, attraverso l’opera del Figlio e dello Spirito. Le comunità cristiane, quindi, non possono che partecipare alla fondamentale (e costitutiva) missione di Dio nel mondo. L’ampiezza di quest’orizzonte è notevole e inclusiva. L’evangelizzazione non è più contrapposta all’impegno sociale, l’attenzione per le prassi comunitarie non è sganciata dall’integrità individuale, la contestualizzazione non è invito al relativismo, ma all’incarnazione autentica del vangelo nelle molteplici culture, la testimonianza e la proclamazione non sono indipendenti dalla necessaria unità spirituale tra cristiani.
L’appello che è arrivato da Losanna III invita quindi a non separare il popolo di Dio dalla missione. Si tratterebbe di un’operazione illegittima dal punto di vista storico e funzionale. Non solo la chiesa, il popolo di Dio, è il risultato dell’azione salvifica di Dio, ma il progetto redentivo di Dio è la raison d’étre della comunità cristiana. La chiesa, insomma, esiste per la missione, come il fuoco esiste per bruciare.
Le conseguenze ecclesiologiche di questa prospettiva sono però solo accennate nel Commitment. Il corollario inevitabile è quindi abbastanza semplice da dimostrare: occorre analizzare con attenzione la dimensione contestuale della vita del popolo di Dio. Le comunità locali, infatti, esistono in specifiche e diverse configurazioni sociali, culturali ed economiche. Non è forse vero che la missione delle chiese deve tener conto di fattori quali la presenza nel tempo, la prossimità al potere politico, la dimensione istituzionale (si tratta di una chiesa istituzionale o di una chiesa/famiglia?) ecc. La conclusione da fare è forse che la legittima molteplicità dei modelli di essere popolo-di-Dio-in-missione non deve mai inficiare l’autenticità e la radicalità del messaggio della croce.
Probabilmente, una delle istanze più forti di Losanna III è quella che riconosce e recupera il bisogno di una nuova riforma della chiesa centrata sul vangelo e movimentata dalla potenza dello Spirito. Sia la cattolicizzazione (nel senso romano) del movimento, sia la sua politicizzazione liberale (nel senso teologico) evitano la certezza, la responsabilità e la radicalità della grazia. L’obiettivo rimane sempre quello di evangelizzare, contribuendo a creare nuove persone e un’umanità rinnovata la cui vita testimonia l'autenticità della propria fede. Per questo la profonda unità del popolo di Dio e la fedeltà biblica sono presupposti inalienabili alla missione di Dio. Umilmente e senza trionfalismi di sorta, come insegna Losanna III.

1 commenti:

Luca Salini said...

Per Chi fosse interessato tutti i contenuti in italiano sono al seguente link : http://www.chiesaevangelica.it/index.php?q=node/57